greko

Ho usccio Peter Pan

mar

17

Non Sei Mica Miss Universo!

Inserito da greko il 17 marzo 2009

La stanza era vuota e la luce la illuminava completamente, il quadro sopra il letto ritraeva 4 fatine colorate, le Fairy Girl, con le loro bacchette magiche, strumenti di tanti sogni per milioni di bambine. Il letto era pronto per ospitare la sua piccola sognatrice. Sul comodino l’abat jour era spenta e accanto un libro di fiabe “Le avventure di Peter Pan” e sotto scritto a matita dalla piccola “…e di Campanellino”: Campanellino, la fatina in miniatura,era la sua favorita. Sulla scrivania della bambina dei fogli erano stati disegnati dalle sue piccole mani e ritraevano Campanellino: mentre volava vicino al sole; sulla spalla di Peter Pan; in ginocchio su una sponda di un fiume con la sua immagine riflessa; in piedi, con le ali spalancate, sul bordo di un bicchiere pieno d’acqua dove dentro nuotavano tanti pesciolini di colori diversi. Le matite colorate erano sparpagliate sul tavolo. Una pila di libri da disegnare era disposta sul lato sinistro.

Le voci attraversavano tutto il corridoio, venivano dal bagno.

La piccola raccontava la sua giornata alla mamma mentre quest’ultima le pettinava i lunghi capelli neri. Indossava il suo pigiama rosa con stampate le Fairy Girl, sulle maniche e sulle spalle e al centro padroneggiava una grande lettera ricamata: iniziale del suo nome. La mamma con una mano raccoglieva i lunghi capelli e con l’altra li pettinava.

“Ecco fatto! Finito” disse alla piccola

La piccola andò nella sua camera da letto attraversando di corsa tutto il corridoio. Con un salto cercò di salirci su, ma si dovette aiutare per raggiungerne la piazza.

“Eccomi sono pronta” strillò alla mamma

La mamma ripose accuratamente la spazzola e sentì la piccola accendere l’abat jour e alzarsi in piedi sul letto per spegnere il lampadario e poi infilarsi sotto le lenzuola.

La mamma fece capolino dalla porta

“Vedo che questa sera hai molto sonno” disse in tono serio “Buonanotte piccoletta” e le diede un bacio in fronte

La bambina non rispose al suo saluto e non l’abbracciò forte.

“Non mi saluti?” chiese allora la mamma

“Ma mamma…” quasi sul punto di piangere “ Avevi detto che mi avresti raccontato la storia stasera”

“Ah! Vero che sbadata.” rispose la mamma, sbattendosi una mano sulla fronte “E una promessa è una promessa” e le sorrise

“Stavi scherzando, non te ne eri scordata” disse la piccola storcendo la bocca

La mamma rispose piegando la testa e facendole la linguaccia. Risero.

“Ora ti devo raccontare la storia allora…” Disse la mamma

“Si si” disse contenta la bimba “Raccontami la favola ti prego”

“Favola? Non ho detto che sia una favola… Fammi pensare da dove cominciare” mettendosi la mano sul mento e l’indice sulle labbra finse di pensare. La bimba osservava la mamma in silenzio, immersa come per raccogliere i suoi pensieri

“Sai che non so come iniziare?” disse la mamma “Ricordo solo che era una mattina bellissima, un lunedì mattina, pieno di sole. Ricordo che era un lunedì mattina perché era la mia mezza giornata di riposo e il negozio di abbigliamento dove lavoravo era chiuso di lunedì. Le macchine che giravano erano poche e le persone ancora meno, erano tutte negli uffici a lavorare. Avevo tutta la via Tuscolana per me e cominciavo da SubAugusta fino al cinema Atlantic camminando e fermandomi a guardare le vetrine degli altri negozi. Entravo nella libreria, quella grande vicino al cinema, e curiosavo tra i libri. Per tornare verso casa attraversavo la strada e la ripercorrevo dall’altro lato. Dopo la fermata Lucio Sestio passavo davanti al negozio dei DVD e curiosavo là dentro. A volte prendevo un film che mi era piaciuto e lo rivedevo a casa.”

“Ma mamma quando mi parli di chi ti ha raccontato degli angeli?” Chiese impaziente la piccola


musica di: Xcyril


“Fammi raccontare. Quel giorno, quel lunedì mattina una cosa cambiò. Stavo ripercorrendo la Tuscolana per tornare indietro quando verso la fine della via vidi una piccola pianta verde spuntare dallo stipite di un palazzo. All’inizio non ci feci molto caso e pensai di averla vista di sfuggita all’ultimo momento. La superai ma avevo una strana sensazione. Come di essere seguita. E senza rendermene conto notai altre piantine che spuntavano. Crescevano a vista d’occhio. Mi guardai attorno per vedere le altre persone, ma pareva che loro non si accorgessero di niente. Quando arrivai alla fine della via, mi trovai di fronte a un immenso prato verde, pieno di fiori colorati. Le farfalle volavano con le loro grandi ali, mi girai e i palazzi erano completamente ricoperti di fiori e piante. Le persone erano sparite. Ero sola.”

“Ma queste cose succedono solo nelle favole mamma e tu hai detto che non era una favola” disse la bimba con un tono di disappunto

“Le storie che viviamo piccola mia a volte possono sembrare delle favole, basta fidarsi di chi ci accompagna in questa avventura. Nel momento in cui si perde la fiducia di chi ci fa da guida…” Abbassò gli occhi e con voce spezzata “ Bé! Lo scoprirai, queste cose fanno parte della nostra vita”

La bimba la guardò seriamente poi sillabò un “O CAP PA! ”

“Allora ero immersa in questo grande prato quando vidi un sentiero sterrato, fortunatamente non avevo messo i tacchi quella mattina. Camminai per molto tempo e da lontano si vedeva un fitto bosco con tanti tantissimi alberi e il sentiero conduceva proprio la. Mi fermai sul limitare, dal bosco non si sentiva nessun rumore, nessun suono. Era ancora una bellissima giornata e il sole illuminava tutto, così presi e avanzai, dentro era bellissimo. Due scoiattoli correvano lungo gli alberi giocando a rincorrersi, si fermarono quando mi videro, poi ripreso a giocare. Le more nere riempivano un cespuglio. Una talpa era troppo affaccendata a costruire la sua tana che non si accorse che la stavo osservando.

“Mà! eri sull’isola che non c’è? Ma c’è Campanellino in questa storia mamma?” Chiese la piccola. I suoi occhi brillavano

“Shh. Fammi raccontare. “ disse la mamma “Camminavo da circa un’ora in quella foresta e il sentiero ora costeggiava lungo un torrente e dei castori stavano costruendo una diga. Alcuni sistemavano i tronchi, altri col loro dente segavano gli alberi per farli cadere giù. Li superai e mi inoltrai di più. Ad un certo punto da dietro un rove sentii uno strano rumore. Poi un frugolio di cespugli. In quel momento il terrore mi impietrì poi silenzio… Con un balzo improvviso spuntò fuori un rospo che si sedette su una grande pietra. Strillai a pieni polmoni” e finse un urlo con la bocca aperta “Poi mi diedi della sciocca per avere avuto paura di un piccolo e insignificante rospo” Così ripresi la mia strada, ma dopo due passi sentii:

“Non è che tu sia miss universo”

Mi girai ma non vidi nessuno.

“Chi è stato chiesi. Chi è stato cosi sfacciato da dirmi quelle cose? ” E guardai attorno a me. Il bosco non rispose “Chiunque fosse stato aveva avuto paura di me”

Il rospo si era messo su di un masso e stava puntando una mosca che stava per passare vicino a lui. Attese fin quando fosse più vicina e dalla sua bocca uscì la sua lunga linguaccia e la mangiò. Mi girai per non vedere quella cosa spaventosa, disgustata ripresi i miei passi. Di nuovo

“Ho detto che non è tu sia miss universo, però sei acidina…”

“GRRR.. “ Credo che in quel momento avevo la faccia tutta rossa e il fumo che usciva dalle orecchie. Ero infuriata. Dire a me. A ME! Che non ero bella! Pfui! Che si facesse vedere quel presuntuoso. “ Fatti vedere se ne hai coraggio” strillai

“Sono qui. Eccomi” Disse la voce misteriosa.

“ E senti un’altra volta quel rospaccio che faceva schioccare la lingua su un qualche insetto. Così mi girai. Ma di nuovo niente nessuno.” Il rospo stava ingoiando un altro boccone. Volevo andarmene per non vedere più quella scena.

“Fifone! Dissi e feci per andarmene”

“Perché fifone? Sei tu che stai scappando” disse la voce ignota

Mi rigirai velocemente per vedere chi stava giocando a fare il furbo con me. Ma ancora niente. Quindi decisi di fare una cosa che non mi sarei aspettata. Se prima avevo sentito il rumore provenire dal cespuglio, sicuramente quel furbone era lì dietro. Così mi buttai a capofitto per prendere quel villano. “Lo so che sei qua” strillai verso il cespuglio e mi gettai. Ma non c’era nessuno.

“Brava! Bella genialata. Ma se volevi prendere quella mosca dovevi:

1) stare immobile

2) tirare fuori la lingua

3) fare meno rumore

e comunque l’avevo vista prima io.”

Avevo il rospo faccia a faccia. Guardarlo così da vicino mi lasciò stupefatta. E ripensai alla lunga lingua e al cibo che aveva inghiottito prima. Così mi alzai di scatto mentre strillavo. AAAAAAAAAHHHHHHHHHHHH”

“Ci risiamo. Non è che tu sia miss universo” Ripeté la voce

“Ero furiosa. Ma mi rilassai e dissi “Bravo! Me l’avevi quasi fatta. Dai esci fuori e fatti vedere.” Ma nessuno usci fuori. Il bosco si stava prendendo gioco di me.

“Sei tu che non vuoi guardare. Io sono qua.” Girai su me stessa, stavolta ero sicura che si sarebbe fatto vedere il villano.

“Più in basso. Guarda più in basso.” disse la strana voce

Più in basso vedevo solo terra, erba, il cespuglio , il rospo che beveva una tazza di caffè un albero e

“Cosa? Il rospo che beveva il caffè? “ disse stupita la bimba

“Già. Il rospo stava bevendo, anzi no gustando una tazza di caffè, lo sorseggiava. Lo osservai con gli occhi e la bocca spalancata che richiusi subito nel momento che ripensai agli insetti che volavano da quelle parti…”

“Bé! Dopo un lauto pasto una tazza di caffè ci sta tutta, mi fa da digestivo!” esclamò. Ed emise un rutto

“Ma-Ma-Ma- Tu parli” gli dissi

“Ma-Ma-Ma Tu balbetti” mi rispose

“Chi sei?” Gli chiesi

“Non si vede? Sono il tuo principe azzurro” mi rispose serio

Iniziai a ridere istericamente. “Tu il mio principe azzurro…” e risi. Lui invece era serio e io ridevo ancora di più. Anzi era serissimo. Troppo serio.

Smisi di ridere.

“Non è che tu sia miss universo, ma non ti derido mica. E’ questo il rispetto che porti al tuo principe azzurro.”

“Hai ragione scusami. Ma per quanto tu sia il mio principe azzurro, sei un po’ troppo verde…” Gli risposi

“Mai sentite le favole? Principessa…Principe azzurro…Maleficio…Bacio che spezza l’incantesimo?” gracidò “Su. Senza timore. Avvicinati e baciami, così che spezzerai l’incantesimo e io possa trasformarmi nel bellissimo principe azzurro che ero”

Il rospo si era allungato con le sue zampine sul ciglio della grande roccia, aveva alzato la testa allungato le labbra e chiuso gli occhi ed era in attesa del fatidico bacio.

“ Che sfacciato” pensai mentre lo guardavo interdetta e anche molto disgustata, ma più disgustata.

“E l’hai baciato mamma? E dopo si è trasformato in papà, che è bellissimo. Era papà vero? Ma c’è campanellino in questa storia?” esclamò la piccoletta che oramai era coinvolta nella storia

“Mi lasci finire di raccontare?” disse la mamma “Con calma ti racconto tutto”

“Hai detto bene. Favole. E qui non siamo in una favola. Baciare il primo rospo che mi capita davanti? NO NO, non ci siamo” gli dissi mentre muovevo il mio dito indice come un pendolo al contrario “Non sono mica “Viola bacia tutti” IO. Non si bacia mai il primo rospo che si incontra sai? Ed è la stessa cosa che ho detto a lui”

A quelle parole il rospo perse l’equilibrio e precipitò per terra, un grosso bernoccolo gli crebbe sulla testa, e la ragazza rise ma si riprese quando si accorse che il rospo la guardava con aria seria. Il rospo finito di bendarsi spiccò un salto e tornò nella sua posizione sulla grande pietra. Aveva preso una foglia a forma di ago e lo stava utilizzando come stuzzicadenti.

“Giusto. Se non sei in una favola, allora sei in una città, triste , grigia con tutte le sue macchine che strillano e urlano e non in un bosco a parlare ad un rospo…”

“Magari sto sognando mentre il mio autobus mi porta a casa” gli dissi

“Come vuoi. Comunque sono rimasto vittima di un incantesimo e per spezzarlo devi baciarmi. Sei titubante e ti comprendo ma… E se io me lo guadagnassi questo bacio? “ mi propose

“E come vorresti guadagnarlo?” domandai

“ Raccontandoti una storia. Se ti piace mi baci e spezzi l’incantesimo. Altrimenti attenderò altri 100 anni un’altra principessa. “ Rispose lui

“Uhm… E di che storia si tratta?” gli chiesi incuriosita

“La storia che ti racconterò parla di un bambino vestito in calzamaglia verde, che non voleva crescere e aveva tanti amici bambini e viveva su di un’isola…”

“E’ Peter Pan mamma, ma la conoscono tutti “ affermò la bimba

“Shh! E’ quello che gli dissi io.” disse la mamma indispettita dalle continue interruzioni della figlia

“E magari aveva un nemico che era un pirata che aveva un uncino e si chiamava capitan Uncino. Gli dissi. Mi spiace arrivi tardi, la conosco gia’. Dovrai attendere altri 100 anni.”

“Vero” rispose lui “ Quel ragazzo è Peter Pan. Ma io non ti voglio raccontare la storia di Peter Pan,io ti racconterò di chi ha ucciso Peter Pan.” disse il rospo

“Ma Peter Pan non viene ucciso, non può essere ucciso” disse la mamma per rincuorare la piccola.

“Vero mamma? Peter Pan non può morire. Anche perché ha Campanellino come amica” quasi frignò la piccolina

Il rospo allora mi disse “Ho la tua attenzione? Affare fatto? “

“Così ti ha raccontato la storia?” chiese incuriosita e assonnata la bimba

“Si. Amore. Ho accettato” disse la mamma “ Ma ora è tardi e bisogna andare a dormire “Ti racconterò il seguito la prossima volta. Buonanotte piccoletta!”

E spense l’abat-jour

 

Leggi il III° Capitolo

“Lo Spettacolo”

Questo racconto fa parte della storia “Ho ucciso Peter Pan” ed è rilasciato sotto licenza creative commons sei quindi libero di scaricarlo, copiarlo e/o diffonderlo.

Per saperne di più clicca sull’icona sottostantea

Creative Commons License
Ho ucciso Peter Pan by Cardone Andrea Gregorio is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at latana.org.

10 Commenti per “Non Sei Mica Miss Universo!”

  1. Cinzia Dice:
    17 marzo 2009 at 9:18 am

    :) >-…Quanti notti dobbiamo dormire per leggere il seguito?…:d

  2. Cinzia Dice:
    17 marzo 2009 at 9:19 am

    ops. quante al femminile…

  3. greko Dice:
    17 marzo 2009 at 6:33 pm

    vi faccio riposare un pochetto!…:d

  4. foja Dice:
    17 marzo 2009 at 8:37 pm

    makkè riposare… vojo leggere il seguito susu:”>

  5. Cinzia Dice:
    18 marzo 2009 at 12:06 pm

    …bravo Foja…, an die Arbeit…(mo so cavoli tuoi con la traduzione) :) )

  6. greko Dice:
    19 marzo 2009 at 12:12 pm

    vabbè ma pure io me dovrò riposare…:d:((:((

  7. AnimaBianca Dice:
    20 marzo 2009 at 4:20 pm

    Dire bellerrimo non esprime totalmente il mio stupore :D

  8. greko Dice:
    20 marzo 2009 at 5:59 pm

    addirittura stupore…:o:o:o:o:o

  9. greko » Blog Archive » L’uomo Nero! Dice:
    13 aprile 2009 at 2:38 pm

    [...] “Non sei mica Miss Universo!” [...]

  10. kaos76 Dice:
    15 aprile 2009 at 5:21 pm

    direi che questo secondo capitolo non ha affatto deluso le aspettative che mi ero creato dopo aver letto il primo. Le descrizioni che fai del contesto sono molto buone amio avviso: l’incipit per esempio sembra adatto per per la regia di un film:)
    Gli elementi della favola e della fiaba si intersecano a mio avviso bene con gli aspetti più moderni e “concreti” della vita di tutti i giorni (la giornata di riposo dal lavoro, i nomi delle vie, i riferimenti geografici ecc). Anche il dialogo tra mamma e rospo è accativante e in alcuni frangenti comico (la mamma che chiude a bocca, aperta per lo stupore, ripensando al ribrezzo per gli insetti :) )
    Ne leggo un capitolo alla volta, così me lo porto avanti per un po anche io:d

Lascia un commento

Copyright © 2007 greko - Theme by Lauryn.it - Sponsored by Italianwebdesign - Icons by Sweetie