mar
24
Inserito da greko il 24 marzo 2009
“Se ho la tua attenzione, andrei per cominciare.” disse il rospo indicando una poltrona che era apparsa alle mie spalle, poi come un gran signore di altri tempi mi fece accomodare e sparì.
Tutto il bosco si trasformò in un grande palcoscenico di cui io ero l’unica spettatrice.
Il teatro era circolare e il palco spezzava quella circolarità con una linea netta. La navata aveva lampadari di diamanti e rubini che riflettevano luci rosse e bianche. Era bellissimo. Le luci lo illuminavano completamente, poi c’erano i drappi rossi sulle colonnate e poltrone tutte foderate di rosso, il tappeto rosso che correva dall’ingresso fin sotto il palco dove c’era lo spazio per l’orchestra e al centro di quello spazio un piccolo scalino per il direttore d’orchestra con tanto di leggio e un microfono.
“Come al cinema mamma?” chiese curiosa la bimba
“Meglio, piccoletta mia, molto meglio.”
Sul palco un grande sipario nero copriva tutto. Da dietro un borbottio di voci diverse ma più simili a versi di animali. Si spensero le luci e sentii la voce del rospo che diceva “Silenzio in sala. S’il vous plaît” il rospo aveva assunto un accento francese.
Nel mezzo il sipario si aprì di poco e ne uscì il rospo, vestito di un nero frac con tanto di cappello e bastone. “Vi racconterò questa storia con l’ausilio dei miei collaboratori, che si sono preparati per molto tempo per questa sceneggiatura. Se lo spettacolo non sarà di vostro gradimento interrompete pure quando volete e vi verrà rimborsato il prezzo del biglietto. Il libretto dello spettacolo contiene tutte le informazioni sul programma”
Non me ne accorsi subito, ma sul bracciolo della poltrona, c’era un libretto e la copertina recitava: “Ho ucciso Peter Pan”. All’interno l’intera scaletta dello spettacolo.
Ed era tutto per me.
Il sipario si richiuse e calò il buio in sala. Si accese la piccola lampada sul leggio e il rospo si accomodò come un direttore d’orchestra, prese la bacchetta si avvicinò al microfono e disse:
“Era un sabato pomeriggio di Agosto di molti anni fa, precisamente era il 10 Agosto. La sera ci sarebbe stata l’inaugurazione di una nuova notte romana sotto le stelle. “
Il rospo diede due colpi di bacchetta e il sipario si aprì: Lo spettacolo aveva inizio. La scena raffigurava un negozio di abbigliamento pieno di animali e un leggero brusio faceva da sottofondo.
“Un animale ha ucciso Peter Pan?” Domandai interdetta al rospo.
“Ops! Pardon. Désolé” e saltò sul palco. “Ma dove sarà finita? E’ sempre la solita. Sarà in giro a giocare come sempre. Un moment s’il vous plait .Un momento per favore”
Si rimise al suo posto di direttore d’orchestra: ”test un deux trois. Signorina S’il vous plait copritevi le orecchie un attimo.”
Feci in tempo a coprirle che lui strillò in quel microfono con tutto il fiato che aveva:
“CAAAAAAAMMMMMMPPPPPPAAAAANELLINOOOOOOOO.”
“Lo sapevo che c’era anche lei” tuonò trionfante la bimba alzando le braccia a formare una V e mimò una formula magica delle fate magiche Fairy Girl.
“Lo strillò per ben 3 volte con quella sua voce rauca” disse la mamma ”finché da dietro le mie spalle notai una piccola luce bianca che avanzava velocemente verso il palco.
“Sono in ritardo. Sono in ritardo. Scusatemi tanto” disse Campanellino.
Il viso della bimba radiava tutta la sua felicità nel sentire che era entrata la sua Campanellino.
“Una cosa devi fare” le disse il rospo “Una sola e nemmeno ti fai trovare. Non sei professionale così. Stiamo raffigurando la scena per la signorina e vogliamo farla aspettare ancora?” domandò il rospo con un certo disappunto
Campanellino mi si avvicinò. Era una bellissima fatina, esattamente come la disegni tu. E mi disse “Mi scusi mi farò perdonare subito” e volò sul palco sopra gli animali e lasciò cadere la sua polvere su di loro.
“Così gli animali iniziarono a volare mammina” disse la piccola
“No. Quella che stava usando era un’altra polvere magica e aveva un altro potere: quello di trasformare gli animali in persone. Infatti appena quella polvere si posò su di loro, tutti gli animali divennero delle persone in carne e ossa: uomini, donne, ragazzi, ce n’erano di tutti i tipi.”
“Fatto. Ora scappo che ho da fare” disse Campanellino e avvicinandosi a me disse “Buona visione” e volò via.
“Peut reprendre“ disse il rospo “Si inizi lo spettacolo” battendo di nuovo la bacchetta
“Era un sabato di Agosto di molti anni fa, precisamente era il 10 Agosto. La sera ci sarebbe stata l’inaugurazione di una nuova notte romana sotto le stelle. “ Ripeté
Gli attori muovevano le labbra ma da esse non fuoriusciva nessuna parola, nessun suono. Il rospo si sbatté una una mano sulla fronte scuotendo la testa in segno di disperazione e si appoggiò disperato sul leggio. Si girò verso di me e con la faccia desolata “Signorina, io sono désolé, ma Campanellino ha scordato di usare la polverina della parola, quindi le dovrò narrare la storia senza dialoghi al momento finché Campanellino non torna”
“Speriamo solo non ci siano altri inconvenienti” dissi facendo finta di essere irritata
“In realtà mi stavo divertendo tanto e sentirlo parlare con quell’accento mi faceva ridere. Il rospo iniziava ad essermi simpatico” disse alla bimba
“SSShhh in sala. Silenzio in sala. S’il vous plaît”
Il racconto quindi prosegui con la voce del rospo in sottofondo e gli attori che ne rappresentavano le varie scene.
“Erano ancora le 19, mancava un’ora per finire la giornata di lavoro e chiudere quel negozio. Avevano i piedi doloranti perché avevano passato tutto il giorno a servire i clienti che il sabato erano come una mandria di buoi: entravano; mettevano sottosopra il negozio con i vari pezzi di abbigliamento. La maggior parte poi le tirava matte: di un modello volevano vedere i vari colori, le taglie e poi alla fine o acquistava un altro capo o peggio ancora non acquistava niente. Nonostante tutto le commesse dovevano stare sempre con il sorriso stampato sulla faccia, come maschere di carnevale. Il via vai sarebbe continuato ancora per molto, speravano che almeno questo sabato la folla non l’avrebbe fatte tardare oltre l’orario di chiusura. Molte di loro sentivano la stanchezza della settimana lavorativa.”
“Ad un tratto mentre serviva una cliente una delle commesse notò qualcosa fuori delle vetrine, e iniziò a sbracciare convulsamente verso una sua collega, per attirare la sua attenzione.”
“Non deve essere un granché senza sonoro” disse Campanellino “comunque non ti sei persa niente di interessante. Ho sentito tante di quelle volte questi dialoghi così scontati che ho pensato bene di risparmiarteli, ti saresti annoiata a morte. E mi diverto sempre a irritare quel rospaccio… mi diverto troppo poi quando cerca di parlare francese, sta’ seguendo un corso ma è l’ultimo della classe “ mi strizzò l’occhio e volò sul palco a liberare altra polvere che cadde giù come neve.
Il rospo vide Campanellino sopra gli attori e smise di parlare e le fece un inchino di ringraziamento, agitando la mano come se arrotolasse qualcosa di invisibile.
La commessa stava ancora sbracciandosi cercando di attirare l’attenzione della commessa bionda che in quel momento stava servendo una giovane donna incinta e le stava facendo vedere dei piccoli capi per il futuro nascituro, perché come le stava dicendo:
“ Voglio che sia una sorpresa quando nascerà. Non è importante che sia maschio o femmina per me.” disse la donna incinta
La commessa vide allora la sua collega che si sbracciava e che le indicava verso la vetrina, smettendo di prestare attenzione alla signora che stava servendo e girò la testa dove indicava l’altra. La sua attenzione si concentrò su quel movimento all’esterno del negozio e gli occhi le brillarono, era come incantata e impercettibilmente la testa si muoveva seguendolo, tornò in sé solo quando quel movimento uscì fuori dalla sua vista. La donna incinta non si era accorta di niente, troppo presa a guardare i capi e a parlare
” Questo ne avete di un colore che non sia né rosa né azzurro? Un colore neutro. Sa non sapendo se è un maschietto o una femminuccia almeno vado sul sicuro” Le disse la donna incinta
“Abbiamo questo” le rispose la commessa distrattamente “è l’ultimo di questo colore per quel completo. Le starà molto bene ne sono sicura” E aperto il vestito lo mise sulla pancia per mostrarle come le sarebbe stato
“Ma cosa fa? Lo vuole provare sul bimbo? Dovrà attendere ancora qualche mese allora” le disse la donna incinta e le tolse l’abitino dalle mani e lo poggiandolo sullo scaffale
“Lo prendo io allora” disse una signora che fino ad un momento prima stava guardando gli scaffali
“L’ho visto prima io” disse un’altra signora incinta con un completo premaman
“Non vi azzardate a toccare quell’abito” tuonò la donna incinta “Quell’abito è mio”
La commessa bionda era ancora con la testa tra le nuvole e non si accorse di quello che stava succedendo.
Le donne accanto a lei stavano azzuffandosi per riuscire a strappare quell’abito dalle mani delle altre.
“E’ mio” “No è mio” “lasciatemi quell’abito” “brutta stregaccia non provare a toccarlo” erano le parole che uscivano da quella zuffa. Finché l’abito volò in testa alla commessa, senza che le donne se ne accorgessero.
“Mi scusi! Potrei avere quell’abito bellino” chiese una giovane mammina che stava passando lì vicino
“Certo. Tenga” disse la commessa mentre si toglieva l’abito da sopra la testa e lo passava alla giovane mammina
Le donne che si stavano azzuffando si fermarono e rimasero a bocca aperta vendendo quel passaggio dell’abito dalla mano della commessa alla giovane mammina
Il parapiglia così terminò e le donne si sentirono offese e uscirono infuriate dal negozio.
Il tempo scorreva e nel negozio erano rimaste solo le commesse che sistemavano gli scaffali e la direttrice che stava chiudendo la cassa. Pian piano che finivano uscivano dal negozio e rimanevano fuori. Finché la direttrice spense tutte le luci interne, tranne quelle delle vetrine e si ritrovarono tutte fuori.
“Anche questa giornata è finita “ disse la direttrice mentre chiudeva i lucchetti alle serrande
“Già. Più dura degli altri sabato” con tono stanco una delle commesse “ e stasera non so se avrò la forza di uscire”
“Però come eri arzilla quando hai visto il “tuo futuro marito” passare” sottolineò sarcasticamente un’altra.
E risero.
“Andiamo. Altrimenti finisce che arriva l’ora di aprire il negozio.” disse la direttrice
“Si e oltretutto dobbiamo farci belle belle per stasera “ disse una commessa all’altra battendo le mani “ e non farti pregare per uscire. Stasera c’è l’inaugurazione di Fiesta e devi esserci anche tu”
Le cinque lasciarono il palco, si vedevano solo le vetrine illuminate e il sipario calò giù.
“Punto” disse la madre mentre con il dito indice segnava un punto immaginario su di una lavagna immaginaria “Ora è tempo di dormire”
“Ma poi Campanellino si farà rivedere? Vero?” Chiese la bimba mentre le brillavano gli occhi
“Uhm! Non lo so ancora.” le rispose la mamma “ Chissà cosa ci riserverà quel simpatico rospaccio” disse con tono quasi affettuoso.
“Buonanotte piccoletta mia” disse la mamma mentre abbracciava la bimba
“Buonanotte mamma” rispose la bimba mentre ricambiava l’abbraccio
Leggi il IV° capitolo
Questo racconto fa parte della storia “Ho ucciso Peter Pan” ed è rilasciato sotto licenza creative commons sei quindi libero di scaricarlo, copiarlo e/o diffonderlo.
Per saperne di più clicca sull’icona sottostantea
Ho ucciso Peter Pan by Cardone Andrea Gregorio is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at latana.org.
Sono rimasta piacevolmente colpita nello scoprire questa tua vena artistica, ma poi neppure tanto a ripensarci bene.
:–d/ Non vedo l’ora di leggere il seguito, di scoprire se la mamma avrà il coraggio di baciare quel rospaccio skifildoso che ora si crede anche attore oltre che principe ( che fantasia 8-> ) baciotto =d>>:d<
:-b
sikura fosse una vena?
Kissà la mia mente malata cosa tirerà fuori…
Magari il rospaccio diventerà anke poeta, cantante e ballerino!:-?
O forse un’astronauta, un menestrello, un ingegnere 3:-o