greko

Ho usccio Peter Pan

apr

08

Fiesta!

Inserito da greko il 08 aprile 2009

La bimba era seduta, china sulla scrivania. Cercava di fischiettare la sigla delle sue fatine preferite:le Fairy Girl, mentre colorava il disegno che avrebbe regalato alla mamma. I colori scorrevano veloci sul foglio e li alternava ora per colorare un albero ora per le foglie, ora per gli animali che abitavano quel piccolo regno fatto con la matita: marrone,verde, azzurro, giallo. Un ultimo sguardo, prese il foglio colorato con tutte e due la mani e distese le braccia per averlo davanti a se e lo rimirò e si compiacque per il suo capolavoro. “Sì” pensò “alla mamma piacerà di sicuro”.
La madre bussò alla porta e la piccola si affrettò a nascondere il suo piccolo capolavoro.
“Posso?” chiese la mamma sentendo la bimba trafficare sulla scrivania.
Entrò e trovò la piccola in piedi accanto alla sedia, quasi con aria furtiva o di chi ha appena commesso una birichinata. Diede uno sguardo sulla scrivania e vide sparpagliati molti fogli disegnati. Ne spiccava uno sugli altri. Era un disegno in bianco e nero, un letto al centro della parete e un’ombra minacciosa si allungava verso di esso. Le mani erano state disegnate come dita appuntite e la bocca ghignava mostrando denti minacciosi.
“Brrr!” fece la mamma “Che paura”
“Non devi avere paura, quella e’ solo l’ombra che appare così ma in realtà è …”
“…il tuo angelo custode” finì la mamma
“No. E’ l’ombra di un albero” disse sorridendo la bimba
“E’ ora di andare a dormire”
“Continui a raccontarmi del rospo?” chiese la piccola mentre si avviava a salire sul letto
“Certo! La storia non è ancora finita” mentre copriva la piccola con le lenzuola

Il sipario si riaprì stava iniziando l’atto successivo. Ora sul palco c’era una macchina con dentro 5 ragazze, tra cui si riconoscevano la ragazza bionda e la sua collega viste precedentemente.
In quel momento riapparve Campanellino e si sedette sulla mia spalla, accavallò una gamba sull’altra appoggiò il braccio e la testa sulla mano chiusa a pugno, schiena curva, chiuse gli occhi come per pensare poi esclamò “Ma certo! Come ho fatto a non pensarci prima” schioccando le dita “ Che ne dici di rendere lo spettacolo mooolto più interessante?” mi domandò
“Più interessante di così non vedo come potresti” le risposi io “mi sto divertendo un mondo”
“Fidati di me” disse “Ora fai esattamente come ti dico. Chiudi gli occhi. Ora immagina, libera la tua fantasia. Pensa alle 10 cose più belle che ti siano mai capitate io conterò da 10 fino a 0, pensa a quelle cose, quando arriverò a 0 riapri gli occhi. Io posso solo indicarti il modo, se ti fiderai di me vedrai che succederà qualcosa di inimmaginabile”
“10” contò Campanellino
“Santo cielo” pensai “E adesso? Ora che ci penso mi sono rimaste impresse solo delle cose brutte e non sono stata capace di apprezzare così a fondo le cose belle che mi sono successe. Pensa, pensa velocemente sicuramente qualcosa c’è, magari potrebbero essere quelle cose che diamo per scontato. O magari si sta prendendo gioco di me. Chissà….”
Una scossa mi attraversò tutto il corpo
“9” 
“8”
“7”
“6”
“5”
“4”
“3”
“2”
“1”
“0”

Iniziai a sentire caldo e mi prese un senso di vertigine .
Ora apri lentamente gli occhi” disse Campanellino “non avere paura.”
“Non sono sicura di aver risposto bene” le dissi tenendo ancora gli occhi chiusi
“O non importa come hai risposto. Non è un quiz. Non ci sono risposte esatte o sbagliate” replicò lei “Ogni volta che vorrai entrare nella scena basterà usare questa polverina magica” e mi allungò una busta che conteneva una polvere color porpora.
“E dovrò pensare anche alle 10 cose belle…” continuai
“Oh, certo che no” rispose lei “A dire la verità non servono, basta quella” indicando la sacchetta che avevo in mano
“Però come puoi vivere in una favola se non chiudendo gli occhi e credere alle parole di chi ti accompagna? “ disse sorridendo “ Se non hai fiducia in quello che ti viene detto, o sei hai anche un solo dubbio… Non puoi credere. Guarda il rospo come si agita, come si sbraccia, quanta determinazione ci mette. Perché lui ci crede. Crede nel fatto che è stato trasformato così da una malvagia strega e che il bacio di una ragazza lo faccia ridiventare quello che era, e ha allestito questo spettacolo per TE, perché crede in te. Ora devi essere tu a credere.  Tu hai creduto in me?” mi domandò
“Io…” ma non finii la frase che…

Aprii gli occhi e Campanellino era di fronte a me, dietro distinguevo mille piccole luci sfocate. Ero sospesa in aria, volavo accanto a Campanellino che mi teneva per mano. Dietro di lei vedevo il teatro, le  poltrone, il rospo che si agitava con quella bacchetta poi piano piano si dissolsero e svanì tutto. Ero sulla scena, anzi no ero dentro la scena: Si era fatta reale.
La sera era limpida, nel cielo si vedevano brillare le stelle. La Luna era piena e splendeva di luce, anche lei non voleva mancare l’appuntamento.
“Bene. Ora goditi lo spettacolo. Vedi quella macchina grigia laggiù? Raggiungila. E’ la che continua la storia. La  TUA storia. Naturalmente nessuno può vederti, né sentirti. Non potrai interagire con nessuno. Potrai essere solo una spettatrice. Ma questo punto di vista è sicuramente più interessante non trovi?”
“Sì. Pare di essere dentro a un film. Ma molto meglio” le risposi
“Se vuoi tornare indietro, chiudi gli occhi e recita questa formuletta: “Rospo rospaccio rospino portami indietro e fammi vedere il tuo brutto faccino”” e sparì ridendo

Quella strada, l’incrocio tra via Appia Nuova e via di Capannelle,  era piena di macchine ferme. Il semaforo lavorava pigramente sui soli 3 colori che conosceva, ma oramai non lo guardava più nessuno per il caos che si era creato e i vigili che lo avevano sostituito cercavano di fare del loro meglio, fischiavano, sbracciavano le loro indicazioni ma le code di macchine sia da una parte che dall’altra erano lunghe più di 2 km e parevano lunghi serpenti che si muovevano lentamente.
Raggiunsi la macchina color grigio che mi aveva indicato Campanellino
“Guardate quanta gente” stava dicendo l’amica sistemata davanti ,accanto alla guidatrice, alle altre “Stasera tutto divertimento” Si era sporta fuori dal finestrino per vedere quell’immensa massa unica fatta di ferro e plastica.
“Sempre se riusciamo a trovare un buco per parcheggiare l’auto. Altrimenti vedremo solo gli altri divertirsi” replicò quella al volante
“Dai un po’ di ottimismo” rispose la prima “Stasera la parola d’ordine sarà: BALLARE BALLARE BALLARE.” e si allungò per alzare il volume dell’autoradio e iniziò a muoversi nella macchina. Dondolò la testa a ritmo della musica house “Senti come pompa. Unz unz unz” cercando di mimare con la bocca le casse e andando a tempo di ritmo
Le altre sorrisero, poi seguirono l’amica in quel ballo costretto, in poco spazio, a dondolare la testa.
Ogni tanto venivano superate da gruppi di persone che erano riuscite a trovare parcheggio e si avviavano all’entrata. Erano così vicine, ma così lontane, l’entrata era a soli 100 metri dalla loro macchina, una folla di gente si accalcava per prendere i biglietti come un fiume in piena, un cartellone sopra la biglietteria era illuminato e la scritta riportava: “Fiesta la nuova era del divertimento”. Loro erano ancora intrappolate nel traffico.
“Ma quello non è?” disse la ragazza mora, che era dietro nel mezzo di altre due,  mentre si era girata per vedere la fila di macchine dietro di loro “Ma si è lui” esclamò
“Guarda guarda chi sta arrivando” disse alla sua amica bionda che le era a sinistra
Tutte si girarono e videro dei gruppi di persone a piedi che si stava avvicinando alla loro macchina, diretti all’entrata.
“Non vedo nessuno che conosciamo” disse quella al volante
“Vedi quel gruppo di cinque ragazzi?” disse la moretta “Guarda oltre…e capirai”
La bionda cercava di scorgere facce familiari ma niente, non riusciva a distinguere volti conosciuti. Finché lo vide. Era lui. Era un bel po’ dietro all’altro gruppo di ragazzi, ma sicuramente stavano insieme, stava parlando con un suo amico rosso di capelli. Lui era vestito con jeans neri, camicia bianca e un gilet tra l’arancione e il giallo ocra, ai piedi indossava un paio di stivali neri a punta. I capelli lunghi erano sciolti e gli cadevano fin dietro le spalle. Il braccio sinistro  avvolgeva l’amico e il destro lo usava ora per indicare da una parte ora da un’altra. Sarebbe passato sicuramente davanti a loro.
La musica nella macchina si abbassò.
“…se tornate indietro e prendete per la prima stradina a sinistra dopo i vigili del fuoco, potete star sicure che un posto lo trovate” un ragazzo di quel gruppo stava parlando con la ragazza alla guida “Certo poi dovete camminare per un bel po’, ma ne vale la pena. Anche perché trovare un posto più vicino è impossibile. E non dovete assolutamente mancare. Cinque ragazze belle come voi devo assolutamente entrare. ”
“Grazie per il suggerimento” disse la ragazza “Speriamo di trovarlo là allora”
“Ci vediamo dentro allora, ci tengo”
“Vi muovete o no?” Era lui che parlava, l’aveva visto tante di quelle volte passare davanti alle sue vetrine, l’aveva seguito con lo sguardo rapita. Ogni volta lo imamginava come l’orso con il bersaglio che usciva dallo stand del luna park  e a quanto lei avrebbe voluto colpirlo per far si che non sparisse subito, che si fermasse e tornasse indietro e poi di nuovo colpirlo e di nuovo ancora.
Una volta era anche entrato con due ragazze, lei non c’era quel giorno perché malata, ma la sua collega e amica le telefonò la sera stessa, era stata lei personalmente a servirli. E come ne parlava: “E’ ancora più tenebroso da vicino, mi ha messo soggezione e non ha quasi spiccicato una parola per quel poco tempo che è stato là dentro. Solo che… ecco come dirtelo… accompagnava due ragazze, una bellissima e penso che sia la sua ragazza, comunque fedi al dito non ne ho viste…”
Era la prima volta che lo sentiva parlare. Si avvicinò e salutò la ragazza al volante, fece un mezzo inchino per guardare dentro, per quanto era alto, e salutò mettendo la mano destra dietro la schiena e con la mano sinistra mezza aperta partendo dalla fronte pareva stesse arrotolando qualcosa di invisibile.
“Buonasera a tutte” disse , la voce era bassa quasi baritonale.
Nelle mani teneva un laccetto nero di quello per legare i capelli e lo rigirava tra indice e medio. Non notò nemmeno la ragazza bionda che rispose al saluto. Si girò verso gli amici che si erano fermati per parlare anche con la ragazza che sedeva davanti dall’altra parte e disse “Dai che hanno già preso i biglietti e ci aspettano. Se non ci sbrighiamo dicono che entrano senza di noi” E si avviò, abbracciando il suo amico dai capelli rossi, per attraversare il parcheggio interno e raggiungere l’entrata.
Tutto durò 5 minuti, per lei un’eternità. Aveva fatto una fotografia mentale, se chiudeva gli occhi ne ricordava ogni particolare: capelli lunghi sciolti che pareva un selvaggio, la faccia rossa appena abbronzata, il pizzetto gli circondava la bocca, sopra la camicia un gilet di color arancione con disegni tribali, la camicia bianca aperta sul petto anch’esso rosso d’abbronzatura, tralasciando vedere pochi peli corti, forse si depilava, un laccetto nero gli faceva da catenina, stretto sul collo, il ciondolo d’argento raffigurava un sole con i raggi d’oro. Faceva caldo quella sera e lui ne aveva tracce sulla fronte, piccole gocce spuntavano e lui le asciugava con un fazzoletto che teneva nella mano.
Mentre ripensò a tutto questo la macchina già era riuscita a fare inversione sulla strada e lentamente si avviavano nel punto indicato dal ragazzo.
“Ci pensi?” disse la moretta entusiasta “E tu che nemmeno volevi venire. Stasera è la tua serata fortunata me lo sento”
“Ma se nemmeno si è accorto di me” rispose acida la bionda “Sbrighiamoci o facciamo tardi” falsettando la voce di quel ragazzo
“Ti noterà dentro dai, non essere pessimista”
La macchina imboccò la stradina che si accorsero essere affollate di persone a piedi
“Forse siamo fortunate” disse la ragazza alla guida “Abbiamo solo due macchine davanti che probabilmente stanno cercando posto come noi”
Dopo cinque minuti di ricerca ne trovarono uno. Scesero tutte e si incolonnarono dietro alle altre persone.
Dopo venti minuti di fila alla biglietteria erano euforiche , avevano tutte i biglietti in mano e finalmente stavano per raggiungere l’ingresso.
Gli ingressi avevano i cancelli mezzi aperti in modo tale da formare un varco per una persona. I ragazzi con la maglietta con scritto su STAFF mantenevano la fila ordinata, strappavano biglietti e facevano entrare i ragazzi. Le cinque amiche entrarono una dietro l’altra, ognuna con i propri sogni.
La bionda entrò per ultima e per la prima volta in tutta quella giornata non si sentì stanca.

“Rospo rospaccio rospino portami indietro e fammi vedere il tuo brutto faccino” dissi sorridendo “Era una strana formula magica e secondo me anche questa volta Campanellino mi aveva presa in giro, sulla pelle di quel rospo”
La luce dell’abat jour illuminava il letto, la bimba dormiva con il viso sereno, il mondo dei sogni l’aveva presa mentre la mamma raccontava la storia.
“Sogna piccoletta mia, buonanotte” disse la mamma sottovoce, quasi un sussurro, si allungò per spegnere l’abat jour ed uscì lasciando socchiusa la porta.


 

Questo racconto fa parte della storia “Ho ucciso Peter Pan” ed è rilasciato sotto licenza creative commons sei quindi libero di scaricarlo, copiarlo e/o diffonderlo.

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Leggi il V° capitolo

“Greko. Greko con la K”

2 Commenti per “Fiesta!”

  1. .... Dice:
    9 aprile 2009 at 9:58 am

    …complimenti…
    se avessi tanto tempo avrei voglia di tradurla in un’altra lingua la tua storia.:d

  2. greko Dice:
    9 aprile 2009 at 11:31 am

    grazie,
    Se piace la storia così come la sto scrivendo per me è già tanto. Non sono mai stato bravo in lettere

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