greko

Ho usccio Peter Pan

giu

12

Piazza Navona

Inserito da greko il 12 giugno 2009

“ Scusa mammina. ” disse la bimba mentre osservava la mamma tamburellare con le dita sul ginocchio. La mamma vide quell’espressione mortificata e si intenerì “Ma non cell’ho con te.” le disse, rassicurandola “Ma con il rospaccio malefico che aveva interrotto il momento più bello della storia.”
“Come ho fatto io mamma?” le chiese la piccola, con aria dispiaciuta.
“No. Peggio.” rispose la mamma e riprese a raccontare.


Il tempo si fermò. Un’istantanea di quel bacio, come impressa su una foto. Il tempo si era come congelato. Tutto era fermo. Finché un fascio di luce esplose dal Pantheon. Da cui ne discese una figura strana, piccola. Aveva una parrucca di lunghi capelli e un paio di occhiali da sole. Saltellava a grandi balzi. Con le zampette avanti protese verso di me come volesse abbracciarmi. Fu quando arrivò a pochi metri da me che disse « Baciami. Ora. Spezza l’incantesimo. » Era il rospo, e le sue intenzioni erano evidenti. Voleva prendersi quel bacio.
Iniziai a correre per non farmi prendere dicendo che il racconto non era ancora finito. Ero delusa. E lui, ora tanto vicino. Mentre correvo desiderai avere qualcosa tra le mani per percuoterlo. E all’improvviso nella mia mano comparve un mattarello di legno; Ero furiosa. Frenai, e mentre balzò in aria per prendersi il suo “bacio” agitai il mattarello come una mazza da baseball e lo colpì. Atterrò di schiena su una colonna del Pantheon. Ero talmente furiosa per quella interruzione e per quella pretesa che iniziai a rincorrerlo. Solo perché aveva visto che ero rimasta incantata da quel bacio… Lo voleva anche lui.
Ora era lui che correva, e io lo inseguivo. « Mi hai rovinato la parte più bella » gli dicevo «E vorresti anche essere baciato in anticipo? » Il rospo correva con una zampetta fasciata e una stampella, in testa erano spuntati bernoccoli in più punti. Correva e diceva che gli dispiaceva, che avrebbe riportato indietro di qualche minuto quel racconto, così che non potessi perdermi nessun particolare di quella storia. A quelle parole mi fermai « Davvero lo puoi fare? » gli chiesi.
« Certo. Che posso. » disse mentre si fasciava la testa, pareva un pascià con turbante.
« Questa si chiama: Magia! Sono davvero in un mondo magico » esclamai.
« No. Questo si chiama: TELECOMANDO » rispose, sillabandolo. Premette un tasto e tutto intorno si mosse all’indietro, poi spinse STOP e PLAY, e sparì.


Lo vedeva davanti a sé con le mani congiunte, come fossero ammanettate, lo sguardo fisso su di lei che sostenne, con fermezza. Lui le stava dicendo  « Colpevole. » mentre, senza accorgersene, lei aveva chiuso le labbra nella bocca e con la lingua ne accarezzò il sapore. La voglia di quelle labbra la colpì ( nel più intimo ). Le aveva assaggiate un attimo prima e ora le desiderava nuovamente. Aprì le mani di Greko, disse « Innocente. ». Si alzò in punta di piedi mentre gli prese la testa e lo baciò. E si riempì del suo sapore.
Greko guardò Sabrina negli occhi. Sempre più sorpreso e le sorrise.
La prese per mano e si incamminarono per alcuni vicoli. Sabrina voleva chiedergli dove stavano andando, ma la domanda si spense quando vide un cartello che indicava piazza Navona. La paura riaffiorò in lei quando vide alcuni vicoli, in lontananza, che erano completamente bui. Fortunatamente, si accorse che seguivano la via lastricata, che era illuminata, che portava direttamente alla piazza.
Piazza Navona era piena di gente, pittori, ritrattisti, caricaturisti e bancarelle di ogni genere e venditori di palloncini, dalle forme più strane. Camminarono, mano nella mano, tra quadri esposti, cianfrusaglie e bigiotteria di alcune bancarelle.
Si fermarono, alle spalle, di un caricaturista che stava ritraendo una giovane ragazza. La ragazza bionda aveva capelli a caschetto e rideva alle battute degli amici, cercando di mantenere la sua posizione di posa. Il caricaturista l’aveva disegnata con una bocca grandissima, aveva impresso come particolare il suo sorriso. Anche se la ragazza portava una lunga t-shirt, il caricaturista l’aveva dipinta solo fin sotto il seno e ne disegnò un grande ombelico, la posa era quella di Raffaella Carrà che balla il tuca tuca. Finì il disegno alla ragazza che rise e disse « La Carrà è il mio idolo »,  un ragazzo pagò l’artista per il disegno e si allontanarono.
Greko e Sabrina passeggiavano attraverso le altre bancarelle, fermandosi di tanto in tanto e scambiandosi un bacio. Greko pensò che era come si dessero un pizzico per vedere che non era un sogno, che tutto era reale. Se era un sogno era sicuramente uno tra i più belli che avesse mai fatto. Lui stava guardando alcuni anelli su di una bancarella, Sabrina era in quella vicino. La osservava mentre si aggirava tra i peluche di ogni genere e forma. Le brillarono gli occhi mentre con la mano ne accarezzò uno a forma di gatto. Greko pagò per un anello che lo colpì, la signora del banco lo infilò in una bustina e glie lo diede, poi la raggiunse.
« Cosa hai preso? » gli domandò.
« Niente che possa piacerti. » rispose lui, mentre si infilava la bustina nella tasca.
Si ritrovarono ai piedi della fontana al centro della piazza. La fontana aveva quattro statue raffigurate in posizioni diverse. Al centro si innalzava un grande obelisco. Greko ora stava osservando una delle statue che era di fronte alla chiesa. Guardava una volta la statua e una volta la chiesa di fronte. Poi sorrise e vide che Sabrina lo guardava incuriosita.
« La fontana dei quattro fiumi, fino a qualche settimana fa, per me era la fontana di piazza Navona , e basta. Poi ho ascoltato un discorso che Fabrizio, un mio amico, faceva con altri amici. Parlava della rivalità tra i due artisti che hanno costruito, uno la fontana e l’altro la chiesa che si erge di fronte. Quello che ha costruito la fontana, dice Fabrizio, aveva tanto in odio l’altro artista che diede la posa di questa statua come a difendersi da un imminente crollo della chiesa. »
Sabrina osservò meglio la statua. Era seduta, appoggiata con il braccio destro e l’altro quasi proteso come per difendersi.
« Questa non era così. Ha cambiato posizione! » esclamò Greko mentre indicava una statua che aveva le braccia protese a difendere il volto. « Prima era in un’altra posizione, poi quando sei passata si è messa in questa posa. Sicuramente per non vedere quanto sei brutta. Ops! » disse Greko mettendosi una mano davanti la bocca « Volevo dire. Per non essere accecato dalla tua immensa bellezza e splendore. » le disse correggendosi, sorridendo e abbracciandola. Cercò di baciarla, ma lei si disimpegnò, e fece l’offesa « Non vorrai baciare un mostro? » gli domandò.
« Il mostro più bello tra tutte, però » le disse Greko mentre la raggiungeva.
« Non mi hai convinto. Colpevole! » gli disse.
La parte dove si stava dirigendo Sabrina era semioscura. Alcuni lampioni erano spenti, forse guasti. Prese la mano di Greko, e la strinse. C’era una capanello di gente a circa 1 metro da un tavolo, una tovaglia bianca lo copriva e sul lato visibile c’era la scritta “Marcel”. Al lato destro del tavolo una torcia elettrica lo illuminava, era addobbato a un qualcosa che voleva assomigliare a un palco, in miniatura. Un registratore si accese e iniziò una musica, che Sabrina riconobbe in un successo di Michael Jackson, un’ombra si mosse lentamente verso quel tavolo e improvvisamente un Michael Jackson in miniatura danzò. Un gemito di meraviglia, misto a stupore divertito, si alzò dalle persone che stavano assistendo a quello spettacolo. Sabrina pensò a prima vista che fosse una marionetta, si accorse invece essere un guanto vestito di nero che assomigliava molto al vestito di scena di Michael Jackson, quelle che vedeva ballare erano le dita, presumibilmente di Marcel. Che idea! Semplice ma di effetto. La gente era sbalordita, piacevolmente sorpresa. E Marcel era molto bravo a imitare in quel balletto i passi più famosi di Michael Jackson. La musica cambiò e la mano si vesti prima di uno Charlotte, poi di ballerine di Can-Can fino a vestire le due mani di uno Charlie Chaplin e di una ragazza, in sottofondo una musica lenta, romantica. Marcel sapeva sottolineare i momenti con quel piccolo gioco. Sabrina vide alcuni particolari, di quella scena, simili alla sua storia con Greko. I due che si incontrano, si avvicinano, poi si allontano. Si separano, sembra per sempre, fino a ritrovarsi e alla fine baciarsi. Abbracciò Greko e in punta di piedi lo baciò sulla guancia.

Immagine anteprima YouTube

il sito di Marcel


Lo spettacolo finì e molti andarono a gettare spiccioli nella cesta che stava tra loro e il tavolo di Marcel, alcuni si avvicinarono a lui facendogli i complimenti e fermandosi a parlare.
Si incamminarono, abbraccicati, Sabrina raccontò di come aveva paragonato quella scena vista da Marcel, con la loro.
«Una bellissima storia d’amore » disse Sabrina, « Romantica, a lieto fine »
« Non tutte le storie d’amore sono così » le rispose Greko « Pensa a Giulietta e Romeo, Otello, Il  Corvo per citare le più famose e tante altre simili. Storie tormentate, sofferenti. Amore e Morte vanno a braccetto. » Greko vide l’espressione stupita di Sabrina « Non hai visto “Il Corvo. The Crow.” » si fece pensieroso e disse « A questo si può rimediare. »
Sabrina vide una panchina e ci si diressero.
« E tu  pensi sia come quelle che hai citato, l’amore. »
« Uhm… » rimuginò « Intendi un amore intenso, di quelli che lasciano senza fiato. Un amore con il cuore maiuscolo? » Sabrina fece di sì con la testa e rimase in attesa, con le braccia conserte, di ascoltare il resto. Greko si guardò attorno poi si alzò « Aspetta, un attimo. » Si alzò e la lasciò sola sulla panchina di marmo. Si fermò da un venditore di palloncini, ne scelse due. Uno aveva l’orecchio da topo e l’altro simile ad un orso. Prese dal venditore un pennarello nero e scrisse qualcosa sui due palloncini. Poi tornò da Sabrina. Allungò a Sabrina il palloncino con le orecchie da topo e tenne per se l’altro. Lei lo prese e vide che recava la scritta “Sabrina” e la indicò a Greko come per chiedere spiegazioni. Greko sorrise, e le fece segno di aspettare.
« Allora, questa sei tu e questo sono io » indicando i due palloncini. Poi prese i fili che li tenevano e semplicemente li legò assieme. « Questo rappresenta il nostro, ehm… diciamo amore » e arrossendo indicò il nodo che ora teneva uniti i due palloncini tra loro. L’aria era immobile, non c’era un filo di vento. I palloncini si muovevano seguendo i movimenti della mano di Greko, che serrava quel nodo tra il pollice e l’indice, e ad ogni movimento i due palloncini sbattevano tra di loro. Poi li lasciò liberi e volarono seguendo una linea retta su nel cielo.
Sabrina fece per prenderli, voleva tenerli per sé. Ma non ci riuscì e li seguì con lo sguardo finché poté, finché non si confusero nel cielo stellato.
« L’amore non è facile, e solo se l’amore è forte, in questo caso il nodo, i due resteranno insieme per sempre, nonostante le intemperie, cioè le difficoltà. Se così non fosse allora il nodo semplicemente si scioglierà e ognuno seguirà la sua strada. »
« Diciamo » disse Sabrina alzandosi. « Che tu creda che io abbia le orecchie da topo. »
Greko rise a quella frase « Veramente volevo farti un complimento. Sai la femmina del topo si chiama…. » Ma Sabrina lo guardava attonita. Non riusciva a capire il nesso. Il collegamento con un complimento « Niente. Scusami, ma non era riferito alle tue orecchie. » e le sorrise di nuovo. Sabrina in piedi rifletteva alla possibile associazione. Poi sorrise.
Greko ne approfittò e la prese per un braccio e la fece accomodare sulle sue gambe. Si appoggiò con la testa sul suo seno. Assaporò ogni profumo, ogni odore. Sabrina gli accarezzò la testa, i lunghi capelli. Si guardarono fissi negli occhi. Greko la strinse come se a momenti potesse svanire. Le bocche vicine, respirarono uno il respiro dell’altro. Un attimo indefinito. Un attimo, prima che le loro bocche si toccarono, con la coda dell’occhio Greko vide impercettibilmente un’ombra.
L’ombra attraversò svolazzante la parete di fronte a lui.



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